Gay, anglicani, sposi (conseguenze)

Roma. Mentre in Italia la Cassazione decideva che una relazione extraconiugale tenuta da un carabiniere “getta disonore” sull’Arma e che per questo il superiore può chiedergli di troncarla, a Londra per la prima volta venivano uniti in matrimonio due sacerdoti gay.
1 LUG 08
Ultimo aggiornamento: 03:18 | 17 AGO 20
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Roma. Mentre in Italia la Cassazione decideva che una relazione extraconiugale tenuta da un carabiniere “getta disonore” sull’Arma e che per questo il superiore può chiedergli di troncarla, a Londra per la prima volta venivano uniti in matrimonio due sacerdoti gay. Sull’omosessualità si sta consumando il più drammatico scisma nella storia della chiesa inglese. Il Times rivela che 500 fra vescovi e alti dignitari religiosi sono pronti a lasciare la comunione anglicana che fa capo all’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams. Dopo che è uscita la notizia che due sacerdoti omosessuali si sono sposati in una in una delle più antiche chiese di Londra, Saint Bartholomew the Great, 200 sacerdoti conservatori non parteciperanno alla storica conferenza di Lambeth come gesto di protesta contro la politica gay friendly dei vertici ecclesiali. Saranno invece alla Global Anglican Future Conference, il meeting evangelico che avrà luogo ad Amman.
Il prossimo sinodo di York potrebbe sancirsi questo “scisma de facto” che si è consumato all’interno della comunione anglicana da quando nel 2003 la guida degli anglicani episcopaliani Katharine Schori, la prima donna a capo di un ramo della chiesa in cinque secoli, consacrò vescovo il gay Gene Robinson, per il quale Gesù era uno che “viaggiava con un gruppo di uomini”. Schori non sarà l’unico vescovo donna. Nei prossimi cinque anni si parla di ordinazioni anche per Canon Lucy Winkett, precettrice della St Paul’s Cathedral, e June Osborne di Salisbury. A causa delle scelte progressiste di Williams, ben quindici province episcopaliane si sono separate da Canterbury per finire sotto l’ala protettrice delle chiese africane. Il fatto che i due sacerdoti, David Lord e Peter Cowell, siano stati uniti in matrimonio in una funzione religiosa, è un affronto insopportabile per il Global South, con i suoi milioni di anglicani africani e asiatici. Al quotidiano Daily Mail il religioso che ha consacrato la coppia, Martin Dudley, uno che negli anni Ottanta divenne famoso per aver risposato la prima coppia di divorziati, ha detto che rifarebbe la stessa scelta. Che la cerimonia fosse parte della battaglia interna alla comunione anglicana si capisce dal fatto che il vescovo di Londra, Richard Chartres, non era stato avvertito dell’evento.
Allo scisma sulla questione omosessuale Time magazine aveva dedicato una copertina dal titolo “Guerra santa”. Nel 1998 a Lambeth si svolse la decennale conferenza anglicana e il risultato fu la linea dura contro l’ordinazione dei gay. Il Parlamento aveva abbassato a sedici anni l’età per atti omosessuali e alcuni vescovi si dimostrarono fin troppo concilianti. Da allora, il primate Williams non ha mai fatto mistero di aver ordinato sacerdoti gay e di predicare la necessità di “allontanarsi dall’idea che il sesso riproduttivo sia una norma”. I vescovi conservatori non hanno mai digerito il savoir faire del primate scozzese.
Oggi la leadership di Williams non si estende oltre le province “bianche” perché nel conservatore Global South regna il nigeriano Peter Akinola, che denuncia il “vizio liberal” a considerare “la propria agenda più importante dell’obbedienza alla parola di Dio”. Negli anni Settanta c’erano cinque milioni di anglicani in Nigeria e 16 diocesi. Oggi sono 18 milioni e 80 diocesi. Nei paesi “bianchi” sono fermi a tre milioni. I leader anglicani emergenti sono l’ugandese John Sentamu, arcivescovo di York, e il pakistano Michael Nazir Ali, arcivescovo di Rochester. Nel dicembre scorso sette parrocchie in Virginia, contrarie alla nomina del gay Robinson, abbandonarono gli episcopaliani per seguire Akinola, il quale disse: “In Nigeria obbediamo alla Scrittura, sia conveniente o meno. Non è negoziabile”. Quando Williams avallò la legge inglese sui gay, Akinola abrogò dallo statuto nigeriano la frase “in comunione con Canterbury”. “Se vogliono creare una nuova religione, good luck”. Poi ci fu un altro scandalo. Una collaboratrice di Williams, il reverendo Emma Loveridge, annunciò di essere incinta. E non era sposata.
Il reverendo Martin Dudley ha aperto così la cerimonia sponsale dei due sacerdoti gay: “Siamo qui riuniti nel nome di Dio per unire questi uomini in un sacro legame di amore e fedeltà. Legami come questo ci mostrano il mistero dell’unione fra Dio e il popolo di Dio, e fra Cristo e la chiesa”. Henry Orombi, arcivescovo dell’Uganda, ha definito la cerimonia “blasfema”, chiedendo a Williams di tornare indietro se non vuole che la sua chiesa si “disintegri”.